Chi l’ha dura… l’ha dura

Posted in Uncategorized on giugno 10, 2012 by brokentimestructure

Tre anni e più di attività. Un disco già uscito, e un secondo in arrivo. Un difficile cambio di line up che ci ha costretto a ripartire da metà, riscrivendo parte del nostro repertorio. Date su date macinate in veneto e (in qualche raro caso) altrove. Un repertorio che tra cover e canzoni proprie si aggira sui 22 pezzi, senza contare gli scarti (sennò penso supereremmo i 30). Aggiungiamo a tutto questo 10 anni di esperienza con il nostro strumento miei e di Bill, e 5 di Zuk (che tra l’altro suona pure il synth), più tutto lo sbattimento di un’autoproduzione. Tutto questo fin’ora ci ha fruttato balle di fieno in faccia, commenti supponenti (“siete come i Korn mosci”, “non fate rocchenroll”, “siete degli sbronzoni”) e, last but not least, degli apprezzamenti da parte di persone a noi vicine (ma non solo). Un silenzio quasi assordante, salvo quelle poche voci che ci hanno sempre sostenuto. Un silenzio che più di una volta ci ha scoraggiato fino quasi a farci mollare la spugna.
Dopo tutte queste porte chiuse in faccia, dopo tutto quello che non ci aspettavamo, abbiamo ritrovato il riconoscimento fin’ora più importante della nostra carriera come BTS dove meno lo avrei cercato (personalmente parlando), più per fatalismo che altro. Erano davvero anni che non rimanevo così stupito da una vittoria… stupito, felice e orgoglioso. A quanto pare, c’è qualcuno oltre a noi e ai nostri amici che non pensa che facciamo schifo, che ci giudica forse perfino ‘vendibili’… qualcuno che pensa che forse su di noi si può investire, almeno a livello di credibilità. Per cui, a chi ci ha sempre sostenuto, ma anche a chi ci ha giudicato in fretta e con disattenzione, a chi ci ha snobbato perché abbiamo gli assoli noise, a chi ha sempre pensato che dietro alla nostra presenza scenica ci fosse l’alcool e a chi ha sempre pensato che non fossimo nemmeno capaci di mettere due accordi di fila senza andare fuori tempo… dedico questa vittoria.

I BROKEN TIME STRUCTURE PASSANO UFFICIALMENTE IL TURNO FINALE DELL’EMERGENZA FESTIVAL DI PADOVA.
Per cui, signore e signori, ci vediamo all’Alcatraz di Milano.

GRAZIE DI TUTTO, A TUTTI.

Glauco Zanoner

In morte del fratello Gazza

Posted in Uncategorized on ottobre 12, 2011 by brokentimestructure

Come probabilmente già avrete letto su Facebook, Gazza -voce dei B.T.S.- ha deciso di lasciare la band. Non c’è davvero molto da aggiungere, né ci sono particolari rimostranze da sollevare: un amico ha ricevuto una buona offerta lavorativa e ha deciso di coglierla. Nulla di più, nulla di meno.
Detto questo volevo condividere con voi le mie personalissime riflessioni a riguardo. Quando mi ha comunicato la sua dipartita non ho saputo cosa dire: sono rimasto zitto come un deficiente, in procinto dal farmi stroncare da un infarto. Ero in piedi accanto alla mia macchina e, mentre lui si liquefaceva in una diarrea di frasi come “Eh, vecchio, mi dispiace…”, il mio cervello vagava sconsolato per altri lidi, meditando se fosse meglio pressargli il cranio sotto le ruote della mia utilitaria o gettarmi io stesso sotto il primo camion in transito. Ho annuito e me ne sono andato; bella reazione da persona adulta e misurata la mia, penso di essermi complimentato con me stesso. Sì, per me in particolare penso si sia trattato di un fatto epocale, non secondo alla caduta del muro di Berlino. Non fosse stato per me Gazza avrebbe limitato le sue performance canore alla doccia e all’abitacolo della sua Panda; non fosse stato per Gazza, io non sarei qui a scrivere questo intervento. Sarei forse il prototipo del metallaro comune (giacca jeans ed anfibi anche al mare, per dare un’idea) e suonerei la batteria -o la chitarra?- nella sala prove della parrocchia.
Proprio nello scantinato della parrocchia abbiamo insieme nell’aprile del 2006 fondato gli ormai compianti suiciDEATHome e, difficile a credersi, Gazza aveva ancora i capelli lunghi. Insieme abbiamo condiviso non solo la nostra musica ma anche la volontà di dare un senso profondo a quello che facevamo; abbiamo condiviso il tentativo di esprimere tutto quello che eravamo e, ancor più, tutto quello che non ci saremmo mai piegati ad essere. Abbiamo avuto la spudoratezza ed il cattivo gusto di salire assieme sul palco vestiti da prostitute e di rivendicarne la presunta genialità!
Gazza è sempre stato, sin dagli albori, un maniaco del “concept a tutti i costi”: ci costringeva a scrivere testi che seguissero tutti l’intricato tema attorno al quale secondo lui sarebbe dovuto ruotare l’album. A volte passavamo notti intere a bere una bottiglia dopo l’altra e a cercare di far quadrare ogni singolo tassello, ogni singolo verso in ogni singola canzone. Purtroppo a metà del lavoro ci si ritrovava puntualmente sbronzi e si cominciava a vaneggiare(quante volte mi è capitato di rileggere a posteriori i testi scritti assieme e di non capirci assolutamente un cazzo!). Lo stesso nome Broken Time Structure è frutto di quel delirio alcolico che era ormai un rituale, unitamente ad un po’ della criptica filosofia gazziana.
Un ricordo su tutti, ne parlavo proprio con Bill qualche giorno fa, è quello della nostra vacanza improvvisata a Budapest. In una camera d’albergo a scrivere un pezzo sui turisti giapponesi e sui loro inconfondibili comportamenti: io chino sul pc a comporre qualche beat elettronico, Bill a ridersela con la chitarra in mano e Gazza disteso sul letto a scribacchiare versi e disegnare un po’ ovunque l’Uomo Ragno in giro per il foglio. I giorni successivi a campionare con una macchina fotografica i rumori della città ed i musicisti di strada. Non avrei mai pensato che da quei beat elettronici e dal sampling di un chitarrista e di un violinista ungheresi sarebbe nata Please Don’t Listen to this Song. Invece le cose a noi sono sempre capitate così e di questo sono assolutamente fiero, perché il cd che noi quattro abbiamo registrato assieme porta in maniera indelebile una quantità abnorme di piccoli ma importantissimi souvenir di vita vissuta.
Quando Gazza ha lasciato la band, è stato il momento in cui mi sono forse reso conto per la prima volta di non essere più un teenager e che non si può continuare tutta la vita a giocare a far l’artista. Perché per la prima volta ho dovuto parlare di lavoro, di stipendi, di progetti futuri che non fossero quelli di diventare un giorno, chissà, una rockstar viziata e perché mi sono dovuto interrogare su dove noi come gruppo ed io come persona stessimo andando e dove saremmo potuti realisticamente arrivare. Per ora continuo a scacciare questo tarlo che continua a rodermi dall’interno, cerco di portare avanti la nostra bandiera e di farlo con l’energia di chi sa di avere un timer sopra la propria testa ma con la spensieratezza che è il paradigma dei BTS: fai ciò che senti, perché nulla è più importante di ciò che ogni giorno riversi in una tua canzone. Poco importa se rimarremo confinati in un pub davanti ad un paio di persone annoiate o se le nostre scelte rimarranno incomprensibili ai più, perché questo è quello che voglio fare. Mi dispiace solamente doverlo riaffermare con forza nonostante un compagno di musica e di vita che mi è stato accanto in tutti questi anni abbia deciso di cercare altrove la propria felicità e la propria realizzazione.
Il giorno successivo alla sua defezione ci siamo trovati, io e Gazza, a bere uno spritz dopo l’altro alle dieci di mattina e, nonostante fossimo entrambi imbarazzati nel doverci reciprocamente dire che la nostra collaborazione era giunta al termine, ho fatto tesoro di una sua frase detta quasi di sfuggita: “I BTS erano LA band”. Per me lo sono ancora, ci stiamo dando da fare, stiamo finendo i brani dell’album, abbiamo dovuto riarrangiare il nostro repertorio e non perderci in chiacchiere nemmeno un minuto e sono convinto che il nostro lavoro porterà i suoi frutti.
Per tutto il resto un grande ringraziamento a Gazza per tutto quello che ha fatto per e con noi in questi due grandiosi anni!

Federico Marchetti

Appello a tutti i musicisti di Padova (e non solo)

Posted in Uncategorized on marzo 10, 2011 by brokentimestructure

E’ una vita che mi sento ripetere sempre le stesse, sacrosante parole; Padova è una città per vecchi; i padovani sono provinciali non vengono ai concerti, preferendo le discoteche; non c’è più la vecchia scena musicale alternativa; i locali non pagano i musicisti, che crepano di fame. Tutto perfettamente vero. E sapete di chi è la colpa? Guardiamoci allo specchio, gente.

La scena padovana di cinque-sei anni fa era fantastica e ci ha lasciato tanta splendida musica e tanti bei ricordi, ma è morta, defunta, impacchettata e consegnata direttamente all’antiquariato, e, ci piaccia o meno, è inutile piangere sul latte versato. C’è una scena nuova ora, e ce l’abbiamo in mano noi. La “vecchia guardia” contava un gran numero di band valide? Anche tra le nuove leve c’è qualche nome più che degno di considerazione. Ma se qualche anno fa tutti conoscevano nomi come Enkil’s Eye, Isterica, Winterdust o SuiciDEATHome, chi conosce ora gli Euphonica, i Last Century of Love, i Broken Time Structure(per fare un nome a caso)?
Avete mai preso la macchina per andarvi a vedere un concerto di una di queste band, anziché stare a casa a indignarvi e a rimpiangere i vecchi tempi, o la mancanza di programmi per la serata? Da un po’ di tempo a questa parte nemmeno io, lo ammetto. Ma possiamo rimediare.

Iniziamo a collaborare, a supportarci a vicenda, anziché a cercare di farci le scarpe; mettiamo da parte invidie, antipatie e snobismi e iniziamo a venire TUTTI ai concerti delle altre band emergenti, a conoscerci e confrontarci tra di noi, a portare amici, morose/i, a pubblicizzare gli eventi, anche se non nostri; in quel momento creeremo una scena viva, nuova e fresca, ma l’unico modo in cui possiamo riuscirci è unendo le nostre forze.

Non deve essere una band a rispondere a questo appello, devono essere tutte; e, nel momento in cui tutti andremo a vedere i concerti dei nostri “colleghi”, sommandoci al loro pubblico e riempiendo regolarmente i locali, scommettiamo che pretendere un cachet dignitoso non sarà più un’estenuante lotta senza quartiere contro la cupidigia di taluni gestori? E nel momento in cui si ha un cachet sicuro, possiamo garantire un rimborso a band da fuori, rinnovando continuamente la proposta musicale e procurandoci scambi date, iniziando a uscire da questa città. Collaboriamo, passiamoci le date, portiamo gli amici ai rispettivi concerti, organizziamo festival, invadiamo i locali di musica live tutti i fine settimana e dimostriamo a chi sostiene il contrario che l’arte genuina può ancora essere una risorsa culturale ed economica, persino nella tanto blasonata Padova.

Detto ciò, venerdì sera me ne vado a Cittadella, a vedere i Last Century of Love, che mi piacciono un sacco. Spero di vedere un po’ di gente, perchè se lo meritano.

Ciao a tutti,

Alessandro Gazzaneo

Vaffanculo, Padova!

Posted in Uncategorized on marzo 7, 2011 by brokentimestructure

Ammettendo che io ne abbia mai avuta, la mia pazienza ha definitivamente raggiunto il limite. Non è possibile che dopo MESI di pubblicità serrata, un evento con tutte le carte in regola per attirare fiumi di persone, riesca a racimolare una sessantina di individui per grazia divina. Ok, ammettiamo pure che la tessera A.I.C.S. a 10 euro sia quanto di più inutile e fastidioso possiate trovare in un locale. Ammettiamo che il Tacu Tacu sia un luogo piccolo, un po’ fuori mano e per questo sconosciuto ai più. Ma la posta in gioco era alta. Per vedere la risposta di Padova, ho voluto tirare fuori dall’armadio la mia vecchia band, che nemmeno troppo tempo fa riempiva i locali. Ho cercato assieme agli altri ragazzi dei B.T.S. di pianificare un evento all’insegna del divertimento puro, unendo un concerto rock di prim’ordine con una band nuova ed una vecchia, ad un DJset 90s, forte dei brani che hanno segnato la giovinezza di ognuno di noi. Ho insistito per far abbassare i prezzi delle bevande alcoliche in modo tale da creare l’atmosfera giusta per una serata del genere. Mi sono ROTTO IL CULO assieme ai miei compagni di sventure, a portare l’equipaggiamento necessario per suonare, mettendoci quasi quattro ore per montare, collaudare e smontare il palco. Ho dato tutte le mie energie suonando con due band, ho dato l’anima per riprendere pezzi che sinceramente mi ha fatto male al cuore suonare dopo tre anni. Certo, se non avessi voluto non l’avrei fatto. Ma vorrei ricordarvi che un musicista amatoriale si dannerebbe l’anima per il suo pubblico. I concerti esistono perché ci sia la gente. E in tutto questo voi non ci siete. Ma allora perché dannarsi così tanto?Non credo che abbia più senso, per quanto mi riguarda. Per questa serata, mi sono ridotto a rompere i coglioni alle singole persone, via facebook, cellulare, mail e a contatto diretto con i volantini. Ho 300 e passa amici su quel dannato social network, e all’evento erano invitate sulle 3000 persone. Ho fatto tutto ciò che era in mio potere ,come da copione, non ci ho guadagnato un cazzo (non mi aspettavo niente, sia chiaro). Per me quest’evento era un banco di prova, per il rilancio di una scena rock ed un’occasione per DIVERTIRMI. Ma del rock a questa città non frega un cazzo. Qui la gente preferisce andare a ballare o (se proprio si deve) andare a vedere una tribute band di Vasco Rossi o degli AC/DC, e chi se ne frega se sono bravi o no, l’importante è cantare pezzi che si conoscono. Addirittura sulla pagina dell’agrizoo un pirla ha scritto “bravi, viva le cover, abbasso le band che fanno musica propria!”. Ma dove siamo finiti? Ma che cazzo di fine ha fatto la gente che fino a sei anni fa mi fermava in centro per dirmi “Tu sei il cantante degli Enkil’s eye?”. Dov’è la gente che PRIMA va ai concerti e POI va a ballare?Dove sono quelli che conoscono tutti i gruppi di Padova e non mancano a nessun concerto, fosse anche a Tombolo?Quando cazzo è successo che 10 euro di tessera sono diventati troppi per un concerto rock, mentre per andare a ballare all’unwound, se quella tessera non ce l’hai, ne spendi 20 assieme all’entrata più altri 10 euro di due birre medie?Precisamente quand’è che la gente ha deciso di dimostrare lo stesso interesse e la stessa curiosità per quest’ambito di una qualsiasi cittadina nelle campagne dell’est europa?
Io continuerò a fare il mio lavoro, che, tra l’altro, è pure difficile, ma con voi ci rinuncio e ve lo dico in confidenza. Hanno ragione alcuni miei amici a dire che “Padova è morta”. Nell’ambito dei concerti però non è colpa del sindaco, ma vostra. Voi ammazzate le band con la vostra indifferenza. Voi che non avete nemmeno le palle per dire “Non vengo perché mi fate cagare” e preferite o non rispondere o inventare qualche scusa all’ultimo per tirare pacco. Voi, non vi meritate un cazzo da me, se non di essere mandati a fare in culo.

Invece, ringrazio di cuore chi è venuto.Mi avete veramente fatto sentire bene, partecipando in modo reattivo alla performance di entrambi i gruppi, facendomi critiche costruttive e distruttive sulla serata. Ringrazio anche quelli che avrebbero voluto esserci e non hanno potuto, ma che hanno avuto l’educazione e la decenza di farmelo sapere. Vi mando un bacio e vi comunico che vi ho pensato molto durante il concerto. Mi dispiace che a Padova non tiri aria e che siate voi a farne le spese, sappiate che io ci ho messo tutta la buona volontà, ma d’ora in avanti, per i prossimi concerti, cercherò di evitare questa città come la peste.

Enrico Billato

Quando inizieremo a fare un po’ di Rock’n Roll?

Posted in Uncategorized on dicembre 18, 2010 by brokentimestructure

Ogni tanto mi capita di rimuginare, e oggi stavo ripensando a un episodio che mi è accaduto qualche tempo fa; sguinzagliati nel caotico mercoledì sera patavino, i membri del gruppo distribuivano i volantini relativi al loro primo concerto, gentilmente fotocopiati dal buon Zuk. Serata interessante, passata, oltre che a incassare rifiuti e insulti vari, a rispondere all’atavica, odiosa domanda: “Che genere fate?”. Non che voglia ergermi a paladino contro le etichette, sia chiaro, ma è un quesito che mi mette in difficoltà. “Boh, un misto di alternative e industrial….” .
A quel punto un conoscente scuote la testa, con aria di malcelata disapprovazione, rivolgendomi un’occhiata vagamente paternalistica, non ricordo se mi abbia messo anche una mano sulla spalla, e mi chiede: “Ma quando inizierete a fare un po’ di rock’n roll?”.

Per mia sfortuna, quando una domanda mi provoca spunti di riflessione mi metto a rimuginare all’istante, perdendo ogni capacità di spiccicare parole sensate. Non me l’ero mai posta la questione. Ma…ma…ma come non faccio rock? Ma io protesto contro il sistema! Cerco di inviare dei messaggi con le mie canzoni! Di far pensare!! Mi pitto le unghie di nero, salgo sui palchi, faccio headbanging (pur non possedendo una folta chioma), pogo!

Eh, no. La persona in questione, conoscendone i gusti e intuendone il modo di pensare, intendeva dire: “Me ne frega un cazzo. Dove sono le lunghe chiome cotonate (tasto dolente)? Dove sono le bandane, i pantaloni ciucciati, gli assoli mirabolanti, gli acuti di voce, perchè non parlate di figa, di birre e di motociclette?? Non è rock’n roll, quindi mi fa cagare, e, siccome già lo so, non verrò al vostro concerto. Non andrò nemmeno ad ascoltarvi su MySpace. E, se sarete tanto idioti da regalarmi un vostro cd, lo userò per mantenere stabile il tavolino del soggiorno, che traballa. Tanto non è rock’n roll.”

Tutto verissimo. Non trovo i temi sopracitati al passo coi tempi, e soprattutto non li sento miei. Non mi piacciono gli assoli lunghi dieci minuti, perchè non ritengo che una band nasca con l’intento di masturbare l’ego dei singoli componenti, ma con quella di creare musica, per sé stessi e per chi segue. Ma, molto semplicemente, mi piace l’idea di cercare, nel mio piccolo e senza la pretesa di essere un grande innovatore, di sperimentare, di cercare nuove strade. Di fottermene degli standard, delle etichette, di quello che ci si aspetta leggendo quell’odiosa scritta “industrial” sul nostro myspace. Ma non va bene. Perchè NON facciamo Rock’n Roll. Discepoli del Dio del Rock, lontani da noi!!
Ma, un momento. Non facciamo nemmeno un vero e proprio industrial. Alla larga, oh tenebroso popolo cibernetico!
E, bè, ne potrei fare a bizzeffe di questi esempi, toccando tutti i generi. Sarà mica per questo che, con rare eccezioni, i nostri concerti si rivelano delle prove gratuite davanti a quattro gatti? Perchè il problema è questo, la gente le ama le etichette. Non vuole la musica, vuole un tipo di musica, perchè sa di appartenere a quel tipo di sottocultura, e le interferenze esterne potrebbero anche plagiarlo, toglierlo dalla retta via, renderlo meno alternativo!!!!!! E che possiamo farci noi? Bè, proprio nulla. Quindi fanculo.

I B.T.S., pur non facendo rock’n roll, continueranno a chiudersi in sordide mansarde (un ringraziamento speciale va a quei martiri dei familiari di Zuk), alcolizzandosi come dei cretini e sentendosi per questo degni eredi dei poeti maledetti. Continueranno, sempre senza fare rock’n roll, a cercare di campionare anche i brontolii del mio stomaco o il russare di Glauco per ficcarli nelle canzoni. Continueranno a scrivere, con le improponibili tecniche di Bill, testi che non sono rock’n roll, anzi, magari sono persino un po’ ghei. Continueranno a organizzare concerti fallimentari in cui, pur facendo gli imbecilli sul palco, non faranno rock’n roll, ma saranno contenti comunque.

(Anche senza fare rock’n roll.)

Alessandro Gazzaneo (quello che non fa rock’n roll perchè madre natura l’ha fatto pelato.)

Dio, quanto ci piacciono i soldi!

Posted in Uncategorized on dicembre 6, 2010 by brokentimestructure

OK, la mia pazienza ha un limite! Che il nostro beneamato paese fosse agli occhi della casta politica italiana nient’ altro che un immenso salvadanaio (già di per sè moderatamente sguarnito) dal quale attingere, beh questo alla fine lo si è sempre saputo. La situazione è pessima: da una parte studenti in rivolta, giovani precari alla canna del gas, disincanto generazionale etc. etc.; dall’ altra sonnacchiose risposte stizzite di politici con lo stomaco troppo gonfio per rendersi conto di aver portato un’ intero paese sull’ orlo della rivoluzione civile, incapaci di rinunciare a vitalizi gonfiati da aggiungere alla loro già lauta pensione e a tutti i vari privilegi e/o agevolazioni.. Ma questo lo si sapeva e che sia io a scriverlo non cambia affatto la situazione con cui ci troviamo in questi giorni a fare i conti (spero ma non mi illudo, DEFINITIVAMENTE). Quella che vi voglio piuttosto raccontare è uno spaccato di vita quotidiana, vista con gli occhi di un batterista senza soldi che suona in una band senza soldi la quale, oltre a non guadagnare un soldo, riceve quotidianamente le intimidazioni da parte di locali ed organizzatori di serate. Ma come, intimidazioni? Ma specialmente: perché? Semplice: quando ho cominciato ad esibirmi live con il mio vecchio progetto musicale, suiciDEATHome, per i gestori dei vari club l’organizzazione di un concerto era un espediente per attrarre più gente possibile nel proprio locale. Non certo un’ età dell’ oro per i musicisti ma per lo meno la possibilità di esprimersi al 100% in tutta tranquillità, ricevendo talvolta un modesto ma utile contributo spese. Successivamente è subentrato il menefreghismo generalizzato: eventi male organizzati, fantomatici direttori artistici incapaci di interpretare le rivoluzioni in campo musicale. Certo, brutta storia, ma non quanto quella che sto per raccontarvi.
Per esibirci a Torino abbiamo dovuto firmare un modulo che in sostanza ci obbligava a organizzare l’evento provvedendo noi stessi a contattare altre due band della zona, occuparci di procurare tutta la backline (di cui il locale pare sprovvisto, pur essendo un live club), occuparci del sound check e… (rullo di tamburi) scegliere un pacchetto a scelta nel quale ci veniva chiesto di scegliere come omaggio o una birra grande o una panino ed una birra piccola, visionare una clausola nella quale giuravamo di non portare dentro il locale alcolici che non fossero stati acquistati all’ interno! Inoltre, per quanto riguarda il rimborso spese: la band sarà pagata solo ed esclusivamente se all’ evento parteciperanno più di 50 persone (le quali pagheranno un ingresso di 5 euro) e percepirà il 20% delle entrate. Quindi, analizziamo le nostre prospettive in caso di buona riuscita dell’evento: guidare per 7 ore e 4 minuti, spendere 114 euro per il viaggio, portarci i panini da casa per guadagnarci una birra, guadagnare 50 euro da ripartire tra tre gruppi (immaginiamo una media 4 membri a gruppo, quindi 50 euro da dividere per 16), dormire chissà dove e come e FORSE vendere un paio di cd.
A padova non è diversa la situazione. In un locale ci sono stati promessi 50 euro di rimborso spese + eventuali extra in caso di buona riuscita dell ‘evento: ovviamente, non abbiamo percepito un singolo euro, gli abbiamo regalato un nostro promo (che per noi ha un valore commerciale di 2,50 eu circa) ed il sottoscritto, dopo aver mangiato un mezzo wurstel freddo alle quattro di mattina ha dovuto pagarlo a prezzo pieno.
Ora, alla vigilia di un concerto nello stesso locale di cui poco prima si è parlato, il gestore ha deciso di applicarsi ancora più a fondo. Dapprima ci ha promesso un rimborso di 100 eu, dopodiché, preoccupato dal fatto che l’ evento si sarebbe potuto rivelare un fiasco, si è riservato il diritto di non retribuirci nel caso non ci fosse stata l’affluenza desiderata. Infine, ha deciso di non riservarci nemmeno un euro dei suoi guadagni ma ci ha proposto di far pagare di più l’ingresso al fine di ottenere per noi un (MISERO) compenso. Sottolineo che il cachet di 100 eu era inteso da ripartirsi tra tre gruppi musicali. Ora, perché mai dovrei io accettare queste condizioni e garantirmi un rimborso di 30 euro a band, lucrando per giunta sul nostro pubblico, che è per noi l’unica cosa che davvero conta?
Ecco, tutto questo sfogo per rendervi edotti del fatto che a quanto pare i soldi non piacciono così tanto solo alla casta politica contro la quale tanto rivolgiamo i nostri improperi, ma anche a dei semplici quanto squallidi imprenditori dell’ intrattenimento, i quali non si astengono dal rubare dalle tasche nostre in quanto artisti e vostre in quanto pubblico pagante.

Federico Marchetti

E’ FINITA

Posted in Uncategorized on settembre 13, 2010 by brokentimestructure

Dopo quasi un anno passato a montare, smontare, abbelire, allestire e riallestire lo stanzino nella mansarda di Zuk, tagliando frequenze, camuffando errori per poi accorgersi della necessità di dover registrare nuovamente,componendo a ritmi serrati e inumani, mixando anche i peti delle mosche per paura del rumore in sottofondo, bevendo come una spugna, dormendo poco, mangiando alla cazzo di cane (ingrassando oltre il tollerabile) ad orari improbabili e maledicendo in tutte le lingue che conosco il giorno in cui ho deciso di avere un hobby così costoso, faticoso e ironicamente taccagno di soddisfazioni,dopo tutto questo, oggi, lunedì 13 settembre 2010, ho concluso il mio lavoro. Il primo sudatissimo album registrato da me. Una vera vittoria. Esserne anche l’autore assieme agli altri della band è il valore aggiunto. Quest’anno, grazie ai BTS, ho imparato tanto sotto ogni aspetto e spero di imparare ancora di più. E’ sicuramente troppo presto per cominciare a pensare al nuovo album, ma posso dire che sarà un piacere rimettermi al lavoro per superare il tanto agognato risultato appena raggiunto.
Detto ciò vado a comprarmi degli occhi nuovi. I miei sono rimasti spalmati sullo schermo del laptop.
BUONA VITA E A PRESTO.

Enrico Billato

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